Coronavirus Italy

La Lombardia traccia il perimetro della «nuova normalità», indica ai suoi dieci milioni di cittadini il «paradigma» che regolerà le loro vite a partire da lunedì, in attesa che arrivino le indicazioni del governo. E la sostanza è quella annunciata: apre chi può garantire la sicurezza. La parola ricorrente è «raccomandazioni», ma di fatto le indicazioni contenute nella nuova ordinanza firmata da Fontana sono persino più restrittive rispetto a quelle richieste a livello nazionale. Obiettivo dichiarato: «Garantire la tutela della salute in tutti i luoghi di lavoro della Lombardia», che dal 18 maggio potranno riaprire a prescindere dall’ambito di attività purché siano in grado di assicurare l’adozione delle misure fondamentali per ridurre al minimo il rischio di nuovi contagi. Si tratta di sei regole ritenute fondamentali per affrontare questa fase 2 che ricalcano quelle già ampiamente reiterate durante queste settimane di convivenza col virus: dall’uso dei dispositivi alle distanze tra le persone, dalla misurazione della temperatura all’osservazione delle linee guida dell’Inail e dell’Istituto superiore di sanità, dall’utilizzo della app per il monitoraggio regionale allo smartworking. Ma tutto quanto è agganciato ai dettami del governo, tengono a sottolineare tutti a Palazzo Lombardia.

L’app da scaricare

Nel dettaglio, almeno fino al 31 maggio i datori di lavoro lombardi dovranno sottoporre il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro, al controllo della temperatura corporea. E se risulterà superiore ai 37,5° dovranno rimandarli a casa. E a maggior ragione saranno tenuti a grande attenzione a eventuali sintomi-spia durante le giornate lavorative. In caso di tosse, raffreddore, congiuntivite dovrà scattare l’isolamento immediato, la chiamata al soccorso sanitario e la comunicazione dell’azienda all’Ats competente. Complessivamente, da lunedì in Lombardia sono previste 2 milioni e 700 mila persone presenti fisicamente ai loro posti di lavoro, oltre a un milione in smart working e 300 mila ancora bloccati. Con la riapertura di negozi, bar, ristoranti, parrucchieri e centri estetici, tuttavia, si introduce una variabile nuova: i clienti. E infatti c’è anche la prescrizione di rilevare la temperatura anche a tutti loro prima dell’accesso a qualsiasi servizio. E, di nuovo, sopra i 37,5° dovrà scattare il divieto di ingresso e l’invito a contattare il proprio medico curante. La Regione Lombardia, poi, raccomanda «fortemente» di scaricare e utilizzare l’app «AllertaLom» e di rispondere alle domande del questionario «CercaCovid». Anzi, per i datori di lavoro dovrebbe diventare un gesto quotidiano.

La protesta di Confcommercio

Insomma, niente di rivoluzionario per tante persone che hanno già visto le proprie vite rivoluzionate dall’emergenza che ha travolto tutto e tutti. Ma in ogni caso la stessa ordinanza lombarda rinvia ai testi governativi tutto ciò che ancora richiede di essere chiarito. E non è poco. «Domani mattina ci sarà un incontro con il nostro comitato tecnico scientifico e con il governo che ci chiarirà quali aperture vuole fare il 18 maggio e quali sono le ulteriori linee d’azione che vuole adottare e non ha ancora comunicato», ha spiegato ieri pomeriggio lo stesso presidente Fontana. Con una sottolineatura: «I sindaci sono preoccupati perché non ci sono ancora misure definitive da parte del governo». Ma nel frattempo la reazione più ruvida arriva dai commercianti che, attraverso Confcommercio Lombardia, chiedono «regole certe, facilmente applicabili e sostenibili». Ieri mattina, all’incontro del Patto per lo svilu

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